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Mercoledì Meta, l’azienda che possiede Instagram e Facebook, ha accettato di pagare 17,6 miliardi di dollari a 48 stati statunitensi per chiudere un enorme processo in cui era accusata di aver progettato le sue piattaforme social affinché creassero dipendenza e di aver violato la privacy degli utenti minorenni. È il più grande patteggiamento che un’azienda tecnologica abbia mai accettato di pagare per un singolo processo, ma nonostante questo è stato criticato perché considerato irrilevante rispetto alla dimensione dei guadagni di Meta.

Pur rappresentando un precedente importante, l’accordo esclude inoltre qualsiasi ammissione di colpevolezza da parte dell’azienda, che invece all’inizio di agosto era stata condannata in primo grado per le stesse accuse da un tribunale del New Mexico (Meta ha fatto appello). Una condanna simile in un processo che coinvolge praticamente tutti gli stati statunitensi sarebbe stata molto più problematica.

Fra i principali critici dell’accordo c’è il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, che l’ha respinto definendo la cifra «noccioline» e «una tirata d’orecchie» per un’azienda che fattura centinaia di miliardi di dollari e che finirà per pagare «più in avvocati che agli stati». Uthmeier ha detto che porterà avanti la causa per la Florida separatamente.