Le incriminazioni per i crimini di guerra, la latitanza durata 16 anni, l'arresto e gli ictus: la storia del macellaio della Bosnia
È morto Ratko Mladić, ex comandante dell’esercito serbo-bosniaco condannato all’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Aveva 83 anni ed è deceduto in un ospedale penitenziario dell’Aja, dove stava scontando la pena per il ruolo avuto durante la guerra in Bosnia. Le sue condizioni di salute si erano aggravate negli ultimi anni. Mladić aveva subito diversi ictus, l’ultimo nell’aprile 2026, ed era costretto a letto da circa un anno e mezzo.
Il nome di Mladić è indissolubilmente legato ad alcuni degli eventi più sanguinosi della guerra in Bosnia. Per le atrocità commesse durante il conflitto era stato soprannominato il «macellaio di Bosnia» e il «boia di Srebrenica». Fu il comandante delle forze serbo-bosniache durante il lungo assedio di Sarajevo, durato quasi quattro anni, e durante la campagna militare culminata nel massacro di Srebrenica, nel luglio 1995. A Srebrenica furono uccisi oltre 8 mila uomini e ragazzi bosgnacchi, in una delle peggiori stragi commesse in Europa dalla fine della Seconda guerra mondiale. La strage è stata riconosciuta come genocidio dai tribunali internazionali e costituisce uno dei principali capi d’accusa per i quali Mladić è stato condannato all’ergastolo.










