Ratko Mladić, ex comandante militare dei serbo-bosniaci e principale simbolo delle atrocità commesse durante la guerra in Bosnia, è morto all’età di 84 anni. Il “boia di Srebrenica”, così era soprannominato, era condannato all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra e si trovava nel carcere dell’Aia, nei Paesi Bassi. La notizia della sua morte è stata diffusa dall’emittente pubblica serba Rts e stata confermata anche da un funzionario delle Nazioni unite.

Le sue condizioni di salute erano da tempo gravemente compromesse. Aveva subito diversi ictus e negli ultimi mesi il quadro clinico era peggiorato. La famiglia, insieme alle autorità serbe, aveva presentato più richieste per ottenere la liberazione anticipata per ragioni umanitarie e consentirgli di trascorrere in Serbia l’ultima fase della vita.

Richieste respinte con i giudici che avevano stabilito che Mladić potesse ricevere nei Paesi Bassi un’assistenza medica adeguata. Nell’ospedale penitenziario, infatti, riceveva cure palliative per l’alleviamento della sofferenza.

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