Ratko Mladić, l’ex comandante militare dei serbi di Bosnia condannato all’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra, è morto a 84 anni mentre si trovava in ospedale all’Aia, nei Paesi Bassi, dove era detenuto. Fu uno dei principali responsabili della pulizia etnica durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina e guidò le forze che compirono il massacro di Srebrenica e assediarono Sarajevo. Le autorità olandesi hanno avviato accertamenti e la presidente del tribunale, Graciela Gatti Santana, ha ordinato un’indagine completa sulle circostanze della morte.

Mladić era da tempo gravemente malato e riceveva cure palliative nella struttura di detenzione delle Nazioni Unite. Secondo i suoi avvocati era costretto a letto o su una sedia a rotelle e aveva avuto un sospetto ictus che lo aveva lasciato quasi incapace di parlare. La corte aveva respinto la sua ultima richiesta di scarcerazione per motivi umanitari, pur riconoscendo la gravità delle sue condizioni, perché riteneva adeguata l’assistenza sanitaria ricevuta in carcere. Era detenuto all’Aia dal 2011, quando era stato arrestato in Serbia dopo sedici anni di latitanza. Nel 2017 il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia lo aveva condannato all’ergastolo. La sentenza era stata confermata in appello nel 2021.