È morto a 84 anni Ratko Mladić, che fu il generale dell’esercito dei serbi di Bosnia Erzegovina durante la guerra degli anni Novanta. Mladić era detenuto nella prigione di Scheveningen, nei Paesi Bassi: dal 2017 stava scontando una pena all’ergastolo dopo essere stato giudicato colpevole di crimini contro l’umanità e crimini di guerra, commessi durante la guerra in Bosnia Erzegovina. Era malato da tempo.

La guerra in Bosnia Erzegovina durò dal 1992 al 1995 e fu il più sanguinoso tra i conflitti che segnarono la fine della Jugoslavia. Iniziò quando la Bosnia Erzegovina dichiarò l’indipendenza dalla Jugoslavia: i serbi bosniaci (ossia le persone di etnia serba che vivevano in Bosnia) si erano opposti all’indipendenza del paese e avevano creato una propria entità territoriale, la Republika Srpska, con l’obiettivo di separarsi a loro volta dalla Bosnia Erzegovina e rimanere parte della Jugoslavia, insieme a Serbia e Montenegro.

Mladić fu il comandante dell’esercito della Republika Srpska dal 1992 al 1996: in questo ruolo è stato ritenuto responsabile di diversi crimini commessi principalmente contro la popolazione non serba che viveva in Bosnia Erzegovina. La Bosnia Erzegovina è abitata principalmente da tre gruppi nazionali, distinti per lo più dalla loro religione: bosgnacchi musulmani, serbi ortodossi e croati cattolici.