Chi era Ratko Mladić, il boia di SrebrenicaNato nel 1942 in un villaggio nei pressi di Kalinovik, in Bosnia Erzegovina, Mladić entrò giovanissimo nell’esercito jugoslavo e partecipò alla guerra in Croazia del 1991 prima di diventare, l’anno successivo, comandante dell’esercito della Republika Srpska, l’entità che i serbi di Bosnia avevano creato in opposizione all’indipendenza del Paese dalla Jugoslavia. Lo guidò attraverso il conflitto più sanguinoso nato dalla dissoluzione jugoslava: oltre 100mila morti e due milioni di sfollati dal 1992 al 1995. Il suo nome resta legato anche all’assedio di Sarajevo, durato quasi quattro anni, il più lungo della storia moderna. Mladić riuscì a evitare l’arresto per sedici anni, protetto prima dai servizi di sicurezza serbi durante il regime di Slobodan Milošević - quando si sentiva abbastanza sicuro da frequentare ristoranti e stadi a Belgrado - e poi, con la caduta di quest’ultimo e l’avvicinamento della Serbia all’Unione Europea, da una rete più ristretta di vecchi fedelissimi. Fu catturato il 26 maggio 2011, nascosto nella casa di campagna di un cugino a Lazarevo, un paesino di tremila abitanti nel nord del Paese.Il giornalista britannico Julian Borger, che ha ricostruito la caccia ai criminali di guerra balcanici in un libro dedicato al tema, descrisse così gli ultimi anni della sua latitanza: “Il fuggitivo aveva perso poco a poco la propria dignità e il proprio prestigio. Era passato dall’essere un ospite Vip nei circoli militari serbi a diventare un vecchio malato e trascurato, circondato dalle ragnatele in una casetta di campagna”. Pochi giorni dopo l’arresto fu trasferito all’Aia, dove il processo si aprì e si concluse sei anni più tardi con la condanna definitiva. Restano irrisolti, tutt’oggi, molti dei conti che Srebrenica non ha mai smesso di presentare. Circa 1600 vittime non hanno ancora un nome: sono i corpi dispersi nelle fosse comuni o quelli mai ritrovati nei boschi lungo la Drina. Il presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, continua a definire una “falsa narrazione” la qualifica di genocidio attribuita al massacro dai tribunali internazionali. Eppure lo stesso generale Radislav Krstić, condannato insieme a Mladić e ancora detenuto in Olanda, ha ammesso che “le forze del mio esercito commisero un vero genocidio contro i musulmani di Bosnia”.
È morto Ratko Mladić, il boia di Srebrenica che massacrò più di 8mila persone nella guerra in Bosnia: scontava l'ergastolo dal 2017
Il generale serbo-bosniaco, condannato all'ergastolo nel 2017 per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità, è morto a 84 anni in un ospedale dell










