È stato il collasso di un ghiacciaio a provocare la devastante alluvione che ieri ha colpito l'area tra Tibet e Nepal. A certificarlo è l'Usgs, l'Istituto di geologia degli Stati uniti, secondo il quale il terremoto di magnitudo 5.2 "è stato causato dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle". E intanto è salito a oltre 273 morti il bilancio delle vittime della catastrofe ambientale. Sono dati che arrivano dalla polizia, sommati a quelli di Pechino: 270 morti in Nepal, tre in Tibet. Ma il numero è destinato a salire, non è confermato e i dati al momento sono confusi. Al momento sono ancora in corso le operazioni di soccorso nella zona, rese molto difficili a causa delle condizioni climatiche: le autorità stanno raccogliendo corpi, anche di bambini, sotto il fango e le macerie. C'è confusione anche per quanto riguarda il numero delle persone irreperibili. Per il momento sono circa 1.300 i dispersi in Nepal, di cui 517 sono turisti stranieri. Mentre il numero di persone scomparse nella contea di Gyirong, in Tibet, è salito a 558, tra cui 260 cittadini stranieri. I dati sono comunicati separatamente e non è possibile sommarli. Ci sono concittadini italiani registrati nelle regioni, due coinvolti nell'alluvione, ma stanno bene e non sono in pericolo. I cittadini europei coinvolti e dispersi invece sono al momento 108. Tra loro, stando ai dati del sito "Dove siamo nel mondo" dell'Unità di crisi della Farnesina, ci sono 90 italiani.Secondo quanto ricostruito fino a ora, e secondo anche il parere di diversi esperti, tra cui il già citato Usgs, l'alluvione sarebbe stata causata dal crollo di una grossa porzione di un ghiacciaio nell'alta valle himalayana al confine con il Tibet. L'area più colpita è il distretto nepalese di Rasuwa, nella provincia di Bagmati, dove il materiale precipitato nell'alta valle del fiume Lhende Khola, affluente del Bhote Koshi, avrebbe temporaneamente sbarrato il corso d'acqua. Il successivo cedimento dello sbarramento ha liberato una massa d'acqua, fango, detriti e ghiaccio che ha corso a valle, raggiungendo il Bhote Koshi e il Trishuli e devastando villaggi e infrastrutture. Il livello del Trishuli è arrivato a crescere di nove metri in circa mezz'ora. Le immagini satellitari analizzate dagli esperti collocano il collasso attorno ai 5.200 metri, con una discesa di circa 1.200 metri in pochissimo tempo.