Le devastanti inondazioni che hanno causato almeno 160 morti e centinaia di dispersi tra Nepal e Tibet sono state causate dal crollo di un ghiacciaio.

Lo ha annunciato ufficialmente l'Istituto geologico statunitense secondo il quale il terremoto di magnitudo 5.2 "è stato causato dal crollo di un ghiacciaio e da una colata di detriti che ha causato conseguenze catastrofiche a valle".

Già ieri si era parlato di una valanga di ghiaccio potrebbe aver bloccato il fiume Lhende, provocando l'improvviso accumulo d'acqua e la successiva ondata di piena nel fiume Bhotekoshi, nel distretto nepalese di Rasuwa, stando all'ipotesi emersa da una prima valutazione di scienziati nepalesi e cinesi, citata dal Kathmandu Post.

Secondo Rijan Bhakta Kayastha, professore della Kathmandu University e ricercatore sul clima, la valanga sarebbe caduta nel Lhende, creando uno sbarramento temporaneo. L'acqua si sarebbe quindi accumulata a monte per poi riversarsi improvvisamente a valle, causando la piena che ha colpito il Bhotekoshi.

"L'ipotesi iniziale è che una valanga di ghiaccio e, forse, la rottura di un lago glaciale abbiano provocato l'esondazione", aveva spiegato Kayastha, sottolineando tuttavia che saranno necessari diversi giorni per stabilire se vi sia stato anche il cedimento di un lago glaciale.