di
Federico Fubini
Il prezzo internazionale del grano è ai massimi da oltre tre anni. Russia e Ucraina garantiscono circa un terzo della domanda mondiale di grano
Il blocco è tornato e stavolta la comunità internazionale non sta reagendo: lo fanno solo i mercati delle materie prime alimentari. Il prezzo internazionale del grano è ai massimi da oltre tre anni, dopo un aumento del 45% negli ultimi dodici mesi e del 10% negli ultimi trenta giorni. Anche la quotazione del mais è ai massimi da oltre tre anni, dopo un’impennata del 14% nell’ultimo mese. Sui Paesi a basso reddito si allunga l’ombra di una nuova crisi alimentare, che aleggiava già dall’inizio della guerra all’Iran; su quelli avanzati il rischio un’inflazione in crescita sui consumi obbligati, gli stessi che assorbono buona parte di milioni di buste paga in Italia.
La comunità internazionale La differenza è proprio nella risposta di quella che un tempo si definiva la “comunità internazionale”. Oggi non c’è, nel 2022 invece sì. Allora i prezzi delle principali derrate alimentari esplosero dopo l’invasione dell’Ucraina, a causa del blocco imposto fisicamente dai vascelli della marina russa davanti a Odessa e ad altri porti sul Mar Nero. Allora si negoziò per mesi, finché nel luglio del 2022 Mosca accettò la mediazione delle Nazioni Unite e permise l’export di cereali ucraini. Quando poi un anno dopo Mosca fece saltare l’accordo, l’Ucraina si aprì da sé una rotta attraverso le acque territoriali della Bulgaria e della Romania (entrambi Paesi della Nato e dell’Unione europea). In questo modo — stima Yulia Sirko, vicepresidente della commissione trasporti del parlamento di Kiev — negli ultimi due anni e mezzo ottomila navi hanno trasportato circa duecento milioni di tonnellate di prodotto dall’Ucraina verso una cinquantina di Paesi. Fra il marzo del 2022 e il settembre 2023, il prezzo del grano è più che dimezzato.














