Il mercato del grano italiano vira sempre più verso il basso. I prezzi continuano a calare sotto la spinta delle importazioni e dell’aumento dei costi di produzione. Secondo la stima di Coldiretti, negli ultimi due anni la quotazione del grano duro ha subito una diminuzione del 30-35%. La situazione, secondo l’organizzazione, non è più sostenibile. È a rischio la sopravvivenza di centrotrentamila imprese agricole e di un patrimonio di 1,2 milioni di ettari di aree minacciate dall’abbandono e dalla desertificazione. Per questa ragione migliaia di agricoltori di Coldiretti saranno oggi in piazza a Bari, capoluogo del granaio d’Italia, e a Palermo. La Puglia e la Sicilia, insieme con la Basilicata, sono le regioni più penalizzate dal crollo delle quotazioni. Manifestazioni e presidi sono previsti anche a Firenze, Cagliari e Rovigo. L’obiettivo è spingere il governo ad adottare misure per tutelare la produzione nazionale.

La discesa continua

Nella settimana in corso la quotazione del grano duro alla Borsa merci di Foggia è scesa a 277-282 euro la tonnellata. Un anno fa oscillava fra 310 e 340 euro. I prezzi continuano a calare nonostante il raccolto sia inferiore rispetto alle stime dell’industria. Le previsioni di Coldiretti e Consorzi agrari d’Italia sono state confermate dall’Istat: la produzione attesa è di circa 3,7 milioni di tonnellate. Le imprese agricole lamentano da tempo l’impossibilità di coprire i costi. Secondo Coldiretti, il problema principale sono le importazioni massicce. Nei primi cinque mesi di quest’anno, sono cresciute del 18% rispetto a un anno fa. L’incremento più marcato – più 119% rispetto al 2024 – è quello di grano canadese. L’arrivo è favorito dal prezzo più basso (circa 270 euro per tonnellata) e dall’assenza di dazi, come previsto dall’accordo commerciale globale fra Unione europea e Canada, sottoscritto nel 2017. A spingere le importazioni è anche la svalutazione del dollaro Usa, la divisa in cui vengono effettuate le transazioni.