Gli alti costi di produzione, la concorrenza dall’estero e le quotazioni troppo basse stanno mettendo a rischio il raccolto del grano del prossimo anno. Nei campi italiani, come ogni autunno, stanno per partire le operazioni di semina che daranno origine al raccolto 2026, ma l’incertezza tra gli agricoltori è molto alta e qualcuno già pensa di abbandonare i terreni, oppure di virare su colture più redditizie. Con buona pace dalla produzione di grano nazionale da destinare alla pasta made in Italy.

L’allarme arriva dalla Coldiretti e parte da un dato: negli ultimi due anni il prezzo del grano duro è diminuito di circa il 30–35%. L’ultima quotazione alla borsa di Foggia parla di 290-295 euro a tonnellata. Un prezzo così basso non lo si vedeva dall’agosto del 2022. Con i ricavi che non riescono a coprire i costi sostenuti dalle imprese agricole, il rischio è che ampie aree del territorio nazionale vengano abbandonate. Tra le aree più svantaggiate, secondo la Coldiretti, ci sarebbero la Puglia - in particolare la provincia di Foggia - la Sicilia e la Basilicata, dove le aziende cerealicole sono spesso localizzate in zone interne prive di alternative produttive e quindi più esposte al rischio di desertificazione.