Accertate le cause della catastrofe nel distretto di Rasuwa. 165 corpi recuperati, almeno 1.000 dispersi: ma si teme bilancio ben più grave

È al momento di 165 morti il bilancio accertato della devastante alluvione che ha colpito mercoledì 26 agosto il distretto di Rasuwa, al confine tra Nepal e Tibet. Come chiarito dalle autorità nepalesi, si tratta però del numero dei corpi senza vita sin qui recuperati. Vista la portata devastante dell’onda anomala che ha travolto cose e persone in un’area molto vasta, si teme però che il bilancio del disastro naturale possa essere molto più grave. Al momento le autorità valutano in oltre 1.000 il numero di dispersi, 823 dei quali in Nepal. Tra questi vi sarebbero 579 turisti, di cui 466 stranieri di diverse nazionalità. Finora i soccorritori hanno tratto in salvo 104 persone, principalmente nelle aree di Rasuwa, Nuwakot e Dhading. Le squadre di ricerca hanno ripreso le operazioni nelle prime ore di questa mattina.

Il collasso del ghiacciaio e l’«evento sismico» catastrofico

Dopo che nella giornata di mercoledì si erano inseguite diverse ipotesi sulla genesi dell’alluvione, nella notte italiana l’Istituto geologico statunitense ha comunicato ufficialmente che la causa scatenante del disastro è stato il crollo di un ghiacciaio. Il collasso dell’enorme massa di ghiaccio, dovuta probabilmente al surriscaldamento climatico, ha provocato una colata di detriti che ha causato «conseguenze catastrofiche» a valle, spiega lo USGS. Il più accreditato istituto al mondo per il monitoraggio dei terremoti corregge pure un’altra informazione correlata: quello che ieri era stato riportato come un terremoto di magnitudo 4.4 – qualcuno aveva ipotizzato per questo uno tsunami – era in realtà un evento sismico, della magnitudo ancor maggiore di 5,2, causato proprio dal collasso del ghiacciaio e dalla colata di detriti. Tecnicamente, dunque, chiarisce lo USGS, «non è avvenuto alcun terremoto».