"Ci hanno abbandonato". Stefania Valdiserra, 58 anni, e Annamaria Casalini, 52 anni, hanno lavorato in Gaggio Tech per 30 anni. Fin dai tempi di Saeco e Saga Coffee. Crisi, casse integrazioni, presidi. Lotte, battaglie, appelli. Imprenditori che vanno, aziende che arrivano. Fino alla Gaggio Tech, all’attuale Minifaber in una porzione della grande impresa che fu e a una lettera di licenziamento che spezza ogni sogno possibile di tornare a lavorare. Sia oggi che nel futuro. "La cosa più brutta è che nessuno ci dà più informazioni, neanche per la Naspi. Siamo in balìa di tutto ciò che potrebbe succedere. Non è una cosa normale. Quando passammo da Evoca a Gaggio Tech i sindacati fecero tanto. Oggi, invece, hanno fatto poco", proseguono le due lavoratrici in coro, rispettivamente di Gaggio Montano e Vidiciatico, frazione di Lizzano in Belvedere.

Martedì pomeriggio erano assieme a una ventina di colleghi a Silla. Un punto di ritrovo dopo le vacanze per parlare di quanto sarebbe potuto succedere. Poi la doccia fredda. Anzi, ghiacciata. "Con riferimento alla procedura di licenziamento collettivo, con la presente comunico il recesso del rapporto di lavoro in essere". Una breve lettera, firmata dal liquidatore Mattia Berti, che finisce nella mail di 79 lavoratori e lavoratrici, perlopiù donne, over 50 e con famiglie alle spalle. Persone che ora faranno difficoltà a reinventarsi e ricollocarsi dopo aver passato metà della vita – se non di più – dentro quei capannoni che hanno fatto la storia del caffè italiano, direttamente dall’Appennino Bolognese. "Per me è impossibile cercare un nuovo lavoro e impiego, non ho nessuna esperienza. Ho sempre fatto le macchinette da caffè e se non vado a lavorare in questo settore non so fare niente", dice dispiaciuta Stefania. Annamaria non è da meno: "Cosa fai qui? Non c’è niente. Bisognerà reinventarsi. Siamo messi tutti così male. Non ci sono giovani licenziati".