GAGGIO MONTANO (Bologna) "Non succederà più". A Gaggio Montano, nella montagna di Bologna, le parole di Claudia Mori e Adriano Celentano non sono state ascoltate. Perché ciò che non sarebbe più dovuto accadere, si è invece materializzato. Di nuovo. L’ex Saeco, poi Saga Coffee, oggi Gaggio Tech, ha licenziato 79 lavoratori. Una storia che si è ripetuta, ancora una volta, con un organico di lavoratori e lavoratrici che negli anni si è ridotto sempre di più. Dai 1.300 dipendenti del 2004 si è passati infatti agli attuali quaranta, tutti impiegati alla Minifaber. Dalle macchine del caffè invidiate in tutto il mondo con la ’Superautomatica’ marcata Saeco, si è passati a produrre lamiere. Dagli sponsor sulle maglie del Pisa in serie A e sulle divise ciclistiche al Giro d’Italia si è arrivati a un Appennino che soffre sempre di più. In poco più di vent’anni a Gaggio Montano si è perso l’aroma, si è sciolto il lavoro, è sparita la speranza.

Lo sanno bene gli operai che martedì pomeriggio hanno ricevuto una mail, seduti a un tavolo nel loro incontro post vacanze. Breve, secca, straziante, a firma del liquidatore aziendale. "Con riferimento alla procedura di licenziamento collettivo, con la presente comunico il recesso del rapporto di lavoro in essere". Poi, il silenzio. Dal 31 agosto addio cassa integrazione e benvenuta disoccupazione. Il licenziamento, questa volta, è arrivato. Non c’è stato nessun lieto fine, a differenza di quanto accadde nel febbraio del 2022, dopo ben cento giorni di presidio di 220 lavoratori e sindacati davanti all’azienda, con tanto di sostegno del cardinale Matteo Maria Zuppi, che fece una messa fuori dai cancelli il 23 dicembre del 2021. Quel giorno in Appennino c’erano anche i papabili acquirenti. Giuseppe Melocchi della Minifaber e i rappresentanti della Tecnostamp.