Tre anni fa il salvataggio arrivò dopo 100 giorni di mobilitazione, oltre tre mesi passati davanti ai cancelli della fabbrica con la pioggia, la neve e il freddo dell’inverno dell’Appennino bolognese (QUI UN REPORTAGE DEL FATTO SULLA PROTESTA). La loro storia fu un segnale di speranza e fu raccontata da tutti i giornali anche per la straordinaria tenacia e il notevole sacrificio dei lavoratori, in gran parte donne. Per questo oggi è ancora più dura per gli oltre 100 dipendenti della Gaggio Tech, la ex-Saga Coffee di Gaggio Montano (nata a sua volta dalla crisi della Saeco), che rischiano di nuovo di rimanere a casa. Dal 1 ottobre sono in cassa integrazione dopo la decisione del socio di maggioranza, Alessandro Triulzi, di mettere in liquidazione l’azienda comunicata in primavera. L’unico ramo della produzione che sta andando avanti è quello del reparto per la piegatura delle lamiere che impiega 25 dipendenti.
“I lavoratori e le loro famiglie vivono una condizione di vero e proprio dramma sociale” è l’appello della Fiom. “È’ prevista la cassa integrazione per cessazione dell’attività fino a settembre 2026, ma si tratta di una risposta temporanea che non risolve il problema fondamentale: assicurare continuità occupazionale e industriale sul territorio. Per la terza volta, infatti, un imprenditore abbandona il sito produttivo, riproducendo un copione già visto nelle precedenti vertenze. Anche la scelta del socio di maggioranza di liquidare la propria quota conferma l’assenza di responsabilità verso i lavoratori e verso il territorio”.






