Nel Mezzogiorno, per il 38,4% delle donne inattive tra i 25 e i 34 anni sono le responsabilità familiari a impedire l’ingresso nel mercato del lavoro. Tra gli uomini della stessa età accade soltanto nel 2,5% dei casi. Non è una semplice differenza: è un destino assegnato alla nascita in base al genere.
Roberta ha trent’anni, lavora nella consulenza internazionale nel Nord Italia e si domanda se restare nel paese da cui è partita, mettendo a disposizione ciò che ha imparato. Proprio mentre si chiede quale valore possano avere per altre donne le risorse e le competenze raccolte negli anni, vede aziende e istituzioni arretrare sull’inclusione, i programmi di empowerment scomparire e i vecchi modelli di potere sopravvivere anche quando sono le donne a incarnarli. È il contraccolpo della cultura anti-woke, mentre valori fino a ieri rivendicati vengono rinnegati e disprezzati.
Roberta ci scrive non per arrendersi, ma per capire con chi affrontare la prossima avventura. Dove sono le persone con cui costruire una rete capace di trasformare i diritti dichiarati in cambiamento reale? Le risponde Francesca Parviero, designer di culture organizzative e transizioni professionali, con un invito netto: creare alleanze, agire dall’interno e preparare una rivoluzione tutt’altro che gentile.







