In Italia il 65% degli inattivi è donna, con più di un terzo di queste escluse dal mercato del lavoro per ragioni familiari. Il tasso di occupazione femminile ci dice che lavora meno di una donna su sei, contro oltre il 70% della media europea. E quando le donne lavorano, guadagnano il 12% in meno degli uomini a parità di ruolo e di mansioni e fanno più fatica a fare carriera tanto che fra i manager sono circa una ogni quattro. Un divario di genere che si amplia al 33,2% al momento della pensione. In famiglia, poi, ancora il 75% del lavoro di cura non retribuito è svolto dalle donne e sono sempre loro che lasciano più spesso il lavoro o accettano part time involontari per occuparsi dei figli. Fra le famiglie monoparentali, inoltre, otto su dieci sono formate da madri e figli e sono anche quelle più a rischio povertà ed esclusione sociale. In questo contesto si inserisce il fenomeno, ormai strutturale, della violenza di genere: 31,6% delle donne ha subito violenze fisiche o sessuali e si conta un femminicidio ogni due giorni nel nostro Paese. Il fenomeno riguarda anche i giovani: secondo un’indagine del Ministero dell’Interno, il 66% delle ragazze subisce pressioni su come vestirsi e oltre il 30% delle giovani denuncia relazioni tossiche. Sul luogo di lavoro, le denunce per molestie sono cresciute dell’81% negli ultimi due anni. A fronte di questi dati l’Italia è scesa di 18 posizioni nella classifica del World Economic Forum relativa alla parità di genere posizionandosi all’87° posto del Gender Gap Report 2024.
Nel Media Board di UN Women Italy anche Il Sole 24 Ore
Nel comitato Monica D’Ascenzo, Mariangela Pira, Maria Latella, Danda Santini, Lorenza Ghidini e Diletta Parlangeli







