Il progetto per il maxi centro islamico è fermo sul cambio di destinazione d'uso. Il sindaco Venturini: «Non ci sono le condizioni, serve più integrazione». La comunità bengalese: «Scioperiamo». Ecco cosa sta succedendo
La moschea non si farà, almeno per ora. Dopo anni di interlocuzioni con il Comune di Venezia e dopo aver acquistato per circa un milione e mezzo di euro l’area dell’ex segheria di via Giustizia, a Mestre, la comunità bengalese si trova davanti allo stop dell’amministrazione. Il sindaco Simone Venturini ha chiuso la porta perché ritiene che «non ci siano le condizioni» per realizzare un grande centro di culto islamico nel cuore della città. Per il primo cittadino di centro-destra, i tempi non sono maturi sul fronte dell’integrazione.
La reazione dei bengalesi: «Blocchiamo Fincantieri»
La decisione suona come un gelido dietrofront per la comunità bengalese del territorio, ormai radicata e fondamentale per l’economia della città, impiegata in modo massiccio dagli appalti di Fincantieri fino all’intero settore turistico. E la replica del presidente dell’associazione «Giovani per l’umanità», Prince Howlader, apre infatti uno scontro aperto. Senza un luogo di preghiera la comunità si dichiara pronta a scendere in piazza e a bloccare l’intera città con uno sciopero generale che rischierebbe di paralizzare la cantieristica, gli alberghi e la ristorazione. «Se non ci consentiranno di costruire la nostra moschea, siamo pronti a scendere in piazza. E se scioperiamo noi, a Venezia, Mestre e Marghera si ferma la Fincantieri e tutto il turismo tra cucine, ristoranti e alberghi. Volete vedere?», avverte Howlader.










