CIMOLAIS (PORDENONE) Prima il tentativo con l'elicottero, poi la scarica di sassi e la decisione di cambiare completamente strategia. È stato il momento decisivo dell'intervento che ha permesso di recuperare Paolo, l'escursionista veneziano rimasto sospeso per ore sul Campanile di Val Montanaia, nel comune friulano di Cimolais (Pordenone). Una manovra in cui la capacità di fermarsi davanti a un rischio ha contato quanto la rapidità. «Siamo intervenuti, in prima battuta, per fare una valutazione della scena. Inizialmente era arrivato un allarme da uno smartphone, poteva essere di tutto. Poi abbiamo avuto notizia che si trattava di una persona appesa nel vuoto», racconta Raffaello Patat, tecnico di elisoccorso e delegato regionale del Soccorso alpino del Friuli Venezia Giulia. A bordo anche l'équipe sanitaria, vista la possibilità del trauma da sospensione. «La cima era già preclusa per la visibilità e sotto c'erano le classiche nebbie di montagna», spiega Patat. Poi la svolta: «Nel momento in cui con il verricello sono arrivato a circa tre metri da lui, abbiamo avuto una scarica di sassi, forse provocata dal flusso del rotore». Il rischio era concreto: «Poteva colpire me, poteva colpire l'alpinista. Abbiamo preferito allungare i tempi e fare le cose con più sicurezza».