Sospeso nel vuoto per cinque ore, appeso a una corda lungo la parete del Campanile di Val Montanaia, l’obelisco di roccia alto 250 metri che svetta sulle Dolomiti friulane. Cinquanta metri più in alto, la compagna di cordata bloccata ad aspettarlo. Intorno, la nebbia e il buio. E sotto, nessun punto su cui poggiare i piedi. È cominciata così, ieri, una lunga operazione di salvataggio che ha costretto gli uomini del Soccorso alpino a cambiare piano più volte: prima il tentativo con l’elicottero, poi la rinuncia per la scarsa visibilità, infine la discesa dalla cima con corde lunghe 200 metri.
L’errore in discesa
I protagonisti sono due alpinisti veneziani. La coppia aveva raggiunto la cima del Campanile caro allo scrittore Mauro Corona. L’obiettivo era tornare a valle. Fino a qui tutto bene, se non fosse per un errore che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche. Perché, verso le 18, i due sbagliano la linea di calata.
L’uomo, 53 anni, è il primo a scendere, ma non si rende conto di essersi spostato troppo verso ovest. Così non riesce a trovare un punto di appoggio e, dopo una cinquantina di metri, rimane bloccato a mezz’aria.
L’alpinista resta quindi sospeso, tra l’adrenalina e il rischio della “sindrome da sospensione inerte”, una condizione in cui l’immobilità prolungata nell’imbragatura compromette la circolazione sanguigna.










