“Se un albero cade nella foresta, e non c’è nessuno a sentirlo, fa rumore?”, recita un celebre enigma filosofico. Potremmo aggiornarlo, e chiederci: se un insetto frinisce in una foresta nel Giurassico medio, 165 milioni di anni fa – quando certamente non c’è alcun essere umano a sentirlo –, che suono produce? Fino a poto tempo fa, rispondere a questa domanda era ritenuto pressoché impossibile, dal momento che il suono, per sua natura, non lascia tracce e non si fossilizza. Ma oggi, grazie a un lavoro che combina biomeccanica e paleontologia, condotto da un gruppo di scienziati di diversi istituti di ricerca cinesi, statunitensi ed europei, e pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, abbiamo finalmente una risposta e la possibilità di ascoltare la colonna sonora di quell’epoca remota.
Fossili, laser e (naturalmente) Ai
A differenza delle corde vocali dei dinosauri, o delle sacche aeree degli anfibi, che sono composte da tessuti molli e quindi si decompongono rapidamente senza lasciare traccia, gli organi fonatori di alcuni insetti hanno un’elevata resistenza strutturale: specie come grilli e cavallette, per esempio, producono suono stridulando, ovvero sfregando le ali anteriori l’una contro l’altra. Su un’ala è presente una vena pesantemente seghettata, detta “lima”, che viene strofinata contro un “plettro” coriaceo situato sull’ala opposta, e la frizione dei denti della lima mette in risonanza specifiche aree della membrana alare, trasformandola, di fatto, in un megafono: queste strutture sono composte principalmente di chitina, una sostanza in grado di renderle rigide, robuste e resistenti, che si conserva perfettamente nella matrice rocciosa. Da qui l’idea dei ricercatori di analizzare campioni fossili, venti in totale, riconducibili a nove specie diversi di antichi ensiferi (il sottordine di grilli e cavallette) vissuti nello stesso ecosistema, la cosiddetta Formazione di Jiulongshan, nell’attuale Mongolia Interna, in Cina. Per “tradurre” la forma della pietra in suono, gli scienziati hanno prima analizzato le specie di grilli e cavallette oggi viventi utilizzando una tecnica chiamata vibrometria laser Doppler, mappando così la frequenza di risonanza delle ali: una volta validato il metodo, hanno usato lo stesso approccio alle simulazioni bidimensionali delle ali dei fossili, servendosi di un algoritmo di machine learning per stimare la velocità e la frequenza con cui gli insetti estinti ripetevano i singoli impulsi sonori (corrispondenti alle “sillabe” del loro canto).







