Ascoltare il suono della pioggia può avere un effetto rilassante, quasi ipnotico. Almeno per gli umani. Ma per un seme sepolto nel terreno o immerso nell’acqua, questo suono potrebbe rappresentare, anziché una ninna nanna, una vera e propria sveglia. Secondo i ricercatori del MIT di Boston, che hanno pubblicato uno studio su Scientific Reports, infatti, i semi riuscirebbero a “sentire” il suono della pioggia, e questa percezione li spingerebbe a germogliare più in fretta.
Che le piante mostrino reazioni visibili in risposta ad alcuni stimoli è cosa nota. Pensiamo per esempio alla Mimosa pudica, che risponde a stimoli tattili o a vibrazioni richiudendo le foglie su se stesse, o alla Sansevieria (la cosiddetta Lingua di suocera) che in condizioni di inquinamento estremo o esposizione a vapori tossici può curvare le sue foglie in modo innaturale per minimizzare l’esposizione superficiale all’inquinante. Tutte le piante, poi, reagiscono in vario modo ai raggi del sole, orientandosi verso la sorgente luminosa per crescere. Ma quella fornita dai ricercatori è la prima evidenza diretta che i semi e i germogli reagiscono ai suoni.
Alla base dell’esperimento degli studiosi c’è un fatto fisico noto: quando una goccia di pioggia cade su una pozzanghera o sul terreno, genera onde sonore che si propagano nell’ambiente circostante, facendo vibrare tutto ciò che si trova nelle vicinanze. Compresi, dunque, anche i semi che si trovano poco sotto la superficie. Queste vibrazioni sono abbastanza potenti da scuotere minuscole strutture (organelli) presenti all’interno di alcune cellule del seme, gli statòliti. Questi funzionano come piccole bussole della gravità, nel senso che indicano al seme dove si trovano il “su” e il “giù”, guidando la crescita delle radici verso il basso e del germoglio verso l’alto. Quando vengono spostati o scossi, però, inviano un segnale supplementare che stimola la crescita del seme.







