Il mondo vegetale possiede una sensibilità che spesso sfugge all’osservazione superficiale. Per sopravvivere, le piante hanno evoluto la capacità di percepire e rispondere a una vasta gamma di stimoli ambientali: alcune si chiudono al minimo tocco, altre reagiscono a odori tossici o si orientano verso la luce solare. Un nuovo studio rivela ora una facoltà ancora più sorprendente: i semi possono sentire il suono prodotto dalle gocce di pioggia che colpiscono il suolo. Questo segnale acustico viene interpretato come il via libera per interrompere lo stato di quiescenza e iniziare a germogliare. Lo rivela una ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports.
Il senso delle piante
La percezione dell'ambiente è fondamentale per la sopravvivenza di moltissime specie vegetali. Molte sono sensibili alla luce, alcune al tatto, e tutte possiedono una spiccata sensibilità alla gravità, che permette alle radici di scendere verso il basso e ai germogli di spingere verso l'alto. Questo meccanismo si basa sugli statoliti, organelli cellulari più densi del citoplasma che si muovono all'interno della cellula come granelli di sabbia in un barattolo d'acqua. Quando uno statolito, precipitando, si deposita sulla membrana cellulare, la sua posizione indica alla pianta la direzione della gravità, orientando la crescita del seme. Ragionando sul funzionamento di questi organelli cellulari, Nicholas Makris, professore di ingegneria meccanica al Mit, e la collega Cadine Navarro si sono chiesti se la forza delle vibrazioni sonore prodotte dalle gocce di pioggia potesse essere sufficiente a smuovere gli statoliti e produrre qualche effetto utile per i semi. E hanno deciso di verificare la loro intuizione con una serie di esperimenti.






