La Cina non vuole farsi dettare da Washington con chi fare affari. Questo è il messaggio arrivato da Pechino dopo l'annuncio statunitense di nuove sanzioni contro l’Iran e l'avvertimento che anche i Paesi e le società che commerciano con Teheran potrebbero essere colpiti. Il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian, ha detto che Pechino «si oppone fermamente alle sanzioni unilaterali illegali» e «adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare fermamente i propri diritti e interessi». Dietro la risposta cinese c'è una questione molto concreta: il petrolio.

Intanto mentre Pakistan e Qatar provano, ancora una volta, a rilanciare il dialogo, Washington offre una taglia da 10 milioni di dollari per ottenere informazioni sui vertici militari dei Pasdaran, dal leader supremo Mojtaba Khamenei al capo dell'intelligence Majid Khadem. Secondo Trump, l'Iran è ormai «al collasso», poi è tornato ad affermare che «le acque internazionali dello Stretto di Hormuz sono state ormai completamente sminate».

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha detto ai suoi omologhi di vari Paesi che Washington, al momento, non prevede di condurre nuove offensive contro l'Iran, poiché l'amministrazione Trump sta spostando la sua attenzione sulla pressione economica e sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz.