l settore tecnologico americano continua a essere il più avanzato al mondo, ma il Pentagono fatica a trasformare l’innovazione privata in capacità militari operative. L’avvertimento di Doug Beck, ex direttore della Defense Innovation Unit

Il Paese tecnologicamente più avanzato del mondo rischia di non avere più le forze armate tecnologicamente più avanzate del mondo. Il nodo non è la capacità di innovare del settore privato americano, che resta senza rivali, ma il modo in cui il Pentagono compra e mette in linea la tecnologia, secondo un meccanismo paragonabile alla pianificazione quinquennale sovietica, abbandonata da tempo perfino da Mosca e Pechino.

A sostenere questa preoccupante tesi è nientemeno che Doug Beck, direttore della Defense Innovation Unit (di cui è stato anche un fondatore) dal 2023 all’agosto 2025 e in precedenza vicepresidente di Apple, in un articolo pubblicato su Foreign Affairs. Le radici della questione sono lontane, e risalgono all’Armed Services Procurement Act del 1947, che razionalizzò gli acquisti caotici della Seconda guerra mondiale; ma decenni di sforamenti e scandali hanno stratificato norme su concorrenza, tracciabilità e conformità fino a trasformarle in una “morsa” in cui i requisiti sono fissati in documenti di centinaia di pagine che descrivono il prodotto desiderato anziché il problema da risolvere, mentre il bilancio congela le scelte tecnologiche con almeno due anni di anticipo. L’incentivo in questa logica, osserva Beck, è non uscire mai dal solco, poiché gli sforamenti producono inchieste e licenziamenti, mentre nessuno risale alle scelte prudenziali che lasciano però i soldati senza le capacità necessarie. Sul versante industriale, i contractor tradizionali destinano fino al trenta per cento del personale a funzioni legali, contrattuali e di gestione della burocrazia, contro il due-cinque per cento delle aziende tecnologiche.