Sta emergendo un limite del modello militare americano: Washington dispone dei sistemi più avanzati al mondo, ma scorte e capacità produttive non sono state pensate per sostenere un conflitto lungo tra grandi potenze.
La guerra moderna sta riportando al centro una vecchia domanda: non solo chi possiede l’arma migliore, ma chi riesce a produrne abbastanza e abbastanza rapidamente. È il problema che gli Stati Uniti stanno scoprendo attraverso tre teatri diversi ma collegati: l’Ucraina, il conflitto con l’Iran e la preparazione a un possibile scontro con la Cina su Taiwan.
Il dibattito sulle scorte americane è esploso dopo l’impiego massiccio di missili e intercettori nella guerra contro Teheran. Secondo un’analisi del Center for Strategic and International Studies, il conflitto ha aggravato una vulnerabilità già nota: gli Stati Uniti dispongono ancora di capacità militari superiori a qualsiasi altro Paese, ma alcuni arsenali critici potrebbero non essere sufficientemente profondi per sostenere una guerra prolungata contro un avversario di pari livello. Il punto non è che Washington sia rimasta senza armi. La questione è più complessa: la velocità con cui alcuni sistemi vengono consumati è superiore alla capacità dell’industria di rimpiazzarli. Missili come Patriot, THAAD, Tomahawk, JASSM e PrSM sono strumenti decisivi, ma richiedono mesi o anni per essere prodotti in quantità significative. Il problema, quindi, non è soltanto il volume degli arsenali attuali, ma il tempo necessario per ricostituirli.













