Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiFinalmente si inizia a parlare del ruolo politico di Matteo Salvini. Si perché finora, qualunque cosa facesse o dicesse, il suo ruolo di leader della Lega era rimasto indiscusso.
Nessuno aveva il coraggio di dire che Salvini aveva fatto il suo tempo. Ancora memori del successo elettorale strepitoso della Lega dopo l’addio di Umberto Bossi e della trionfale partecipazione della Lega al primo governo Conte, dentro il partito nessuno, se non a bassa voce, osava contestare la leadership del Capitano. Ciò, nonostante la débacle dell’affare Vannacci, al quale la Lega e Salvini in prima persona avevano dato l’aire per spiccare il volo e triturare la Lega stessa nei recenti sondaggi, nonostante l’uscita dal primo governo Conte, la vicenda del Papeete con l’incauta affermazione sui «pieni poteri» e nonostante la deriva dei sondaggi.
I sondaggi e il malessere interno al partito
Oggi Demopolis accredita la Lega al 6,2%, in calo (Roberto Vannacci è stimato al 7%) e SWG la colloca addirittura al 5.7% (per SWG Vannacci sarebbe al 6,9%).
Dopo le esternazioni di Attilio Fontana, governatore della Lombardia, «nella Lega c’è malessere. Un passo indietro di Salvini? Niente va escluso» e di Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato: «così non va. Prima di Pontida serve una soluzione». C’è evidente maretta.












