Una lettera che nasce dalla necessità di rompere un silenzio e di raccontare ciò che, secondo un lettore, non può più essere ignorato. È la testimonianza di quanto vissuto all’interno del pronto soccorso dell’ospedale Maggiore “Nino Baglieri” di Modica, un racconto che non punta il dito contro singoli operatori, ma che vuole portare all’attenzione della comunità e delle istituzioni una situazione ritenuta grave e non più rimandabile. Chi entra in un pronto soccorso lo fa in un momento di fragilità, scrive il lettore, e ciò che dovrebbe accoglierlo è cura, ascolto, rispetto. Troppo spesso, invece, ciò che ha visto è stata indifferenza.
Nelle sue parole emerge un clima di trascuratezza diffusa: pazienti lasciati soli per tempi prolungati, bisogni essenziali ignorati, ritardi nell’assistenza che avrebbero avuto conseguenze concrete sulle condizioni di salute delle persone coinvolte. A questo si aggiungerebbe un atteggiamento percepito come sgarbato e insofferente da parte di alcuni operatori nei confronti di pazienti e familiari già provati dall’attesa e dalla preoccupazione, persone che cercavano semplicemente informazioni o un minimo di rassicurazione. In diversi casi, racconta, l’attesa si sarebbe protratta per ore senza che venissero fornite indicazioni chiare sul percorso di cura, lasciando tutti nell’incertezza più totale su esami, risultati e prospettive.






