«Subire violenza mentre si presta soccorso ai pazienti è una sensazione indescrivibile di sofferenza fisica ed emotiva». Le parole di Giovanna Guiotto, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Medicina d’Emergenza e Urgenza all’ospedale del Mare, a Napoli, sono rivolte a sé stessa, in passato vittima di aggressioni, ma soprattutto alla sua equipe del pronto soccorso, bersagliata in pochi giorni da due gravi raid violenti. «Diventare oggetto di violenza quando si sta cercando di salvare o aiutare vite umane è inaccettabile e contrario alla nostra missione» spiega la primaria che, però, non fa passi indietro «sulla gratificazione che dà lavorare nell’emergenza». «Noi facciamo un giuramento: non esistono buoni o cattivi ma solo pazienti a cui dare il massimo» aggiunge facendosi portavoce di un messaggio: «aiutateci ad aiutarvi».

Le aggressioni L’ultimo raid, in ordine di tempo, ha causato la rottura di due terminali, strumentazioni e parte dell’arredo del pronto soccorso come denunciato dall’associazione “Nessuno Tocchi Ippocrate” che ha segnalato i fatti, registrandoli come la nona e la decima aggressione nell’Asl Napoli 1, dall’inizio del 2026.Napoli, incidente a Fuorigrotta. Motociclista trasferito d'urgenza in ospedale: indagini in corso per chiarire la dinamicaUn uomo con un codice di bassa gravità, spazientito dall’attesa, ha colpito violentemente alla testa l’infermiere che lo aveva invitato ad aspettare e, subito dopo, il padre del paziente ha aggredito l’infermiere colpendo anche un secondo sanitario. Uno degli aggressori ha tentato di sfilare la pistola alle guardie giurate intervenute e, con l’arrivo delle forze dell’ordine, è stato necessario sospendere l’accettazione dei pazienti non critici per il pronto soccorso devastato. Il precedente Pochi giorni prima, giovedì scorso, un’infermiera impegnata a gestire due ammalati critici è stata assalita da un paziente psichiatrico che l’ha scaraventata contro una scrivania e colpita ripetutamente al volto. Ricoperta anche dal sangue infetto dell’uomo, positivo all’epatite C, è riuscita a svincolarsi grazie all’intervento delle guardie giurate. I sanitari Le violenze sono il culmine di «uno stato di pressione continua sui sanitari causata spesso dal fatto che i pazienti arrivano al pronto soccorso dopo aver provato altre strade, senza soluzioni, con una dose di sofferenza e rabbia, inascoltate» spiega Guiotto facendo riferimento all’ospedale del Mare che, essendo tecnicamente una struttura Dea di II livello, è punto di riferimento per le patologie tempo dipendenti, la neurochirurgia e politraumi importanti. «Registriamo circa 200 accessi al giorno, di cui 60% di bassa gravità e il resto ad alta priorità con un lavoro non stop che spesso aumenta di notte» continua la primaria che punta «sull’ascolto attivo dei pazienti perché nonostante le criticità, l’empatia resta la chiave più importante».Napoli, il fratello del pedone ucciso da uno scooter a Mergellina: «Che giustizia sia»Sul fronte pratico, è importante «denunciare e il supporto del drappello di polizia che purtroppo non è sempre aperto, per carenza di personale» ma la strada maestra è un’altra. «Stiamo operando una ridistribuzione degli spazi per creare aree suddivise a seconda dell’intensità delle cure e razionalizzare il lavoro - conclude Guiotto - l’aiuto sarebbero più risorse, soprattutto infermieristiche». La solidarietà Parole di solidarietà per le vittime dei raid sono state espresse, oltre che dalla primaria, anche da Bruno Zuccarelli e Teresa Rea, rispettivamente presidenti dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Napoli che in una nota hanno chiesto: «più controlli, misure concrete e potenziamento delle piante organiche dopo tanti anni di mancato turn over». «Non è pensabile che si possa svolgere serenamente il proprio lavoro di assistenza e cura sentendosi in trincea» si legge nella nota dove chiedono «alle istituzioni di intervenire con procedure d’urgenza per rafforzare gli organici, anche in vista dell’imminente periodo di ferie». La richiesta di «maggiore sicurezza e risorse», oltre alla solidarietà per le vittime, è stata espressa da vari comparti sindacali, tra cui Fp Cgil, Anaao Assomed Campania e Uil Fp.