Volkswagen affronta giorni decisivi per il suo futuro. Dipendenti e vertici del gruppo si stanno incontrando faccia a faccia in una serie di riunioni straordinarie nei principali stabilimenti tedeschi. Sul tavolo c’è il nuovo piano di riduzione dei costi voluto dal CEO Oliver Blume. Progetto che potrebbe significare decine di migliaia di posti di lavoro in meno e una Volkswagen molto più piccola rispetto a quella che conosciamo.

Gli incontri (nove in totale, di cui il primo oggi a Wolfsburg) sono stati convocati dal comitato aziendale per chiedere chiarimenti al top management. Le stime (ottimistiche) parlano di almeno 50 mila tagli, mentre secondo Bloomberg la ristrutturazione, nella sua versione più “hard”, potrebbe arrivare a coinvolgere fino a 100 mila lavoratori. Ma in ballo c’è il futuro stesso di alcune fabbriche tedesche.

Blume non nasconde la gravità del momento. “Siamo troppo grandi. Questo spesso ci rende troppo lenti e troppo complicati”, ha detto il manager, definendo la situazione del gruppo “più che critica”. Il colosso di Wolfsburg soffre soprattutto per il calo delle vendite e dei margini in Cina, per gli elevati costi industriali in Germania e per una capacità produttiva che non viene più utilizzata al meglio.