Se c’è un segreto che l’umanità ha sempre cercato è l’elisir di lunga vita. Se ne chiacchiera al bar tra amici, se ne discute in tv e in radio. Si leggono le storie di chi ha oltrepassato i cent’anni, di chi vive nelle blue zone, come in Sardegna, e spiega la propria formula per arrivare arzillo ai 90 o addirittura a mettere la bandierina sul secolo di vita. Lo scienziato Ennio Tasciotti, direttore dello Human Longevity Program dell’IRCCS San Raffaele di Roma, ha lavorato sul “Rapporto Vivi L’età”. Uno studio con l’obiettivo di riassumere le scoperte più recenti sull’invecchiamento.

Ciò che è emerso è che dopo i 65 anni, la longevità dipende da tre fattori fondamentali: attività fisica, nutrizione e integrazione proteica e relazioni sociali. “Tre componenti interconnesse dell’invecchiamento sano”, ha spiegato Tasciotti in una lunga intervista concessa a Vanity Fair. “L’invecchiamento aumenta il fabbisogno proteico e diminuisce la capacità dell’organismo di utilizzare efficacemente le proteine introdotte con la dieta”, ha affermato lo scienziato. Ha evidenziato, poi, che nei soggetti anziani c’è bisogno di un apporto proteico maggiore rispetto ai più giovani. Ma con l’età il corpo cambia e i risultati si vedono se “l’integrazione proteica è inserita all’interno di un approccio che comprende allenamento e corretti stili di vita“.