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Anna Fregonara

Sono fondamentali per la sintesi di molecole e ormoni che contrastano l’invecchiamento. I consigli di Gianfranco Beltrami, medico dello sport

Nel 2024, a quasi 91 anni, Emma Maria Mazzenga ha abbassato di oltre un secondo il proprio record mondiale dei 200 metri piani, portandolo a 50,33 secondi. Nessuna donna della sua età ha mai corso così veloce. Per capire come sia possibile, Emma è al centro di due studi appena pubblicati sul Journal of Applied Physiology. Esaminando cuore, polmoni e muscoli, i ricercatori hanno osservato una capacità aerobica vicina a quella di una cinquantenne e una capacità ossidativa muscolare come quella di persone tra i 20 e i 50 anni. Dietro questa tenuta sembra esserci la costanza negli allenamenti. È un caso limite, che fa però riflettere su quello che sempre più ricerche evidenziano: tra i benefici di un’attività fisica regolare uno sembra essere quello di aiutare a vivere più a lungo e in salute, a qualunque età da adulti si cominci.

Le raccomandazioniDa decenni gli studiosi cercano la «dose» giusta dell’allenamento. Il consenso scientifico è riassunto dalle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: 150-300 minuti a settimana di esercizio moderato, come la camminata veloce, oppure 75-150 di esercizio intenso, più almeno due giorni di allenamento dei muscoli. Ricerche recenti rafforzano queste indicazioni. Uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine ha seguito 147.374 adulti per un periodo fino a 30 anni e ha individuato un punto ottimale per la forza: 90-119 minuti a settimana si associano a un rischio di morte per qualsiasi causa più basso del 13% rispetto a chi non ne fa. Oltre i 120 minuti il vantaggio sembra fermarsi.