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Tiziano Grottolo

Diversi iscritti della Società degli alpinisti tridentini si sono schierati contro i vertici che chiedono al gestore della struttura di rimuovere il vessillo palestinese: «Toglierla sarebbe un atto politico»

Ha già superato quota 500 firme la petizione lanciata da alcuni iscritti della Società degli alpinisti tridentini (Sat) per chiedere di non ammainare la bandiera palestinese che sventola al Rifugio Stivo «Prospero Marchetti». Già lo scorso anno la Sat — proprietaria della struttura che si trova nell’Alto Garda trentino — aveva chiesto al gestore Alberto Bighellini di rimuovere il vessillo della Palestina. Da parte sua, Bighellini ha spiegato che non intende farlo considerandolo un atto di solidarietà verso il popolo palestinese: «Se fossi una persona che sta morendo sotto le bombe sarei sollevata di sapere che a 2.000 metri di altitudine c’è un rifugio che pensa a me», ha spiegato. Il rifugista ha incassato molti attestati di stima e solidarietà, tra cui quello di Carlo Budel, ex gestore di Capanna Punta Penia, sulla Marmolada. «Se fossi ancora sulle Dolomiti — ha dichiarato Budel — avrei esposto anche io la bandiera della Palestina».

La petizione dei soci SatNel frattempo, anche all’interno della stessa associazione alpinistica si sta formando un fronte consistente che chiede ai vertici di ritirare il veto sul vessillo. «La bandiera — si legge nella petizione firmata “soci Sat per la Palestina” — è stata esposta in segno di solidarietà con la popolazione di Gaza, che da tre anni è vittima di gravissimi atti di violenza da parte dell’esercito israeliano, e con gli abitanti della Cisgiordania che quotidianamente subiscono gli attacchi dei coloni alle loro case, alle loro terre, alle loro vite. Premesso che anche intimare la rimozione della stessa costituisce una presa di posizione politica, riteniamo che esporre la bandiera di un popolo vittima di tanta brutale violenza sia un gesto di grande umanità e solidarietà, rispondente ai principi fondanti della Sat».