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Massimiliano Cordin

Proseguono le polemiche dopo che il gestore del rifugio Stivo ha issato la bandiera. Il Cai altoatesino: «Il rischio è di generalizzare e aprire una discussione su qualsiasi simbolo possa essere esposto in montagna»

La bandiera palestinese esposta al rifugio Stivo continua a far discutere. Sul caso è intervenuta ufficialmente la Sat, proprietaria della struttura, chiedendone la rimozione e ribadendo che i rifugi dell’associazione devono attenersi a regole comuni, indipendentemente dal significato o dalla causa rappresentata dal simbolo esposto.

Attraverso una nota, proprio la Sat ha sottolineato che «ogni gestore è libero di avere ed esprimere le proprie opinioni, convinzioni e sensibilità, anche sui grandi temi politici, civili e umanitari del nostro tempo. Diverso è il ruolo che ciascuno assume quando opera all’interno di una struttura dell’associazione. I rifugi Sat non sono spazi privati del gestore ma strutture dell’associazione e, in quanto tali, rispondono a regole comuni. Regole che non nascono da questa vicenda e non riguardano una specifica bandiera o una determinata posizione, ma appartengono al quadro generale entro cui operano i rifugi. Anche rispetto ai simboli e alle bandiere che possono essere esposti, quindi, il singolo gestore opera all’interno di regole e indirizzi definiti dall’associazione».