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Daniele Sparisci

Gli errori del team arrivano proprio quando la Mercedes è più debole. La strigliata in pubblico di Lewis non è stata apprezzata. L’attuale monoposto a livello aerodinamico è da vertice ma va sfruttata meglio

Il nervosismo di Hamilton svanirà come è successo dopo sfoghi ancora più violenti, ma il rimpianto resta ad accompagnare la Ferrari nella lunga vigilia di Monza, dove la Rossa, con la penalità di Antonelli, viene data per favorita ma farà di tutto per abbassare le aspettative. Dopo tensioni e dialoghi forti in Olanda, raccontano di un debriefing tranquillo. Il bersaglio di Lewis non era Leclerc ma il muretto. Con la strigliata in pubblico, non certo apprezzata a Maranello, il sette volte campione del mondo ha voluto dare la sua versione dei fatti («Sono qui per vincere e invece mi hanno fatto perdere un podio»), ha sottolineato errori e disattenzioni che si ripetono nella gestione delle decisioni cruciali e che lo hanno già penalizzato in altre occasioni (Silverstone e Budapest), omettendo però alcuni particolari.

Se è partito sesto a Zandvoort, una pista dai sorpassi complicati, è anche per colpa sua. E lo stesso vale per Charles: l’asfalto freddo e il vento, condizioni simili a quelle del Canada, anche lì terza fila, che la SF-26 soffre come altre sue «antenate» — più che da un problema tecnico, deriva dall’esecuzione della strategia in qualifica — non sollevano i piloti dalle loro responsabilità. L’attuale monoposto a livello aerodinamico è da vertice, ha aperto nuovi filoni tecnici (l’ala Macarena, copiata da tutti, per esempio), «digerisce» gli aggiornamenti. È vero, è carente di cavalli, ma a Monza il motore evo II dovrebbe permettere di accorciare il gap dai migliori del 20-30%. Insomma è ottima ma va sfruttata molto meglio.