Altro che Mondiale monocolore, il finale di stagione è un caleidoscopio di emozioni. Eppure manca sempre il rosso, inghiottito dalla notte di Singapore, la pista tutta curve che doveva rappresentare l’occasione di rilancio dopo l’opaca prova di Monza e dopo quella pessima di Baku. In compagnia di Verstappen, secondo e arrabbiato con l’amico Norris per averlo ostacolato («Non è stato un bel gesto»), la Mercedes cresce; capisce, s’ingegna e sfrutta il calo inatteso e misterioso della McLaren (che comunque oggi può celebrare il titolo costruttori: Piastri scatta terzo e Lando quinto): Russell in pole, con coraggio e azzardo, il record del tracciato sbriciolato accarezzando i muri; Antonelli quarto, e senza un errore Kimi avrebbe potuto persino puntare alla prima fila.