«La mafia non esiste: è un’invenzione della stampa del nord per vendere più giornali». Non è che la battuta sia particolarmente originale, ma quando la dice un personaggio di “L’onore e il rispetto”, sceneggiato di vent’anni fa che sto riguardando per diletto, mi viene in mente il woke, la mafia di questo decennio.

La puntata in cui viene detta è in media con roba che vent’anni fa poteva serenamente andare in onda su Canale 5 nonostante la totale assenza di redenzione e di trionfo delle forze del bene: incesti, ammazzamenti, stupri e chi più ne ha. Tuttavia, adesso che è su Prime reca uno dei molti segni del nuovo mondo che sciattamente chiamiamo “woke”.

Al principio d’ogni puntata, si avvisano gli spettatori delle possibili suscettibilità che scorreranno sullo schermo. Violenza, contenuti sessuali, fumo. Sì, ogni tanto squartano qualcuno e un accoppiamento su due è uno stupro, ma vuoi mettere quant’è diseducativo che si accendano una sigaretta (un’intera sottotrama di quella puntata riguarda un eroinomane, ma evidentemente la scena con la siringa in vena è considerata meno passibile di suscettibilità di quelle in cui qualcuno tira fuori un portasigarette dalla giacca).

Ma il vero segno che “L’onore e il rispetto” è una produzione di vent’anni fa è la scena in cui il mafioso, per addestrare il virgulto di famiglia, gli regala una pistola e pretende spari al cane. Pensa oggi. Le rivolte di piazza. Piersilvio dovrebbe scappare all’estero. Ci sarebbero come minimo delle interrogazioni parlamentari. Va bene le stragi, va bene gli stupri, ma tu Fido non me lo tocchi capitoooo.