VENEZIA - «Nessun tavolo di confronto». O almeno, non «finché non ci saranno le condizioni giuste». Ma per ora i tempi «non sono maturi». Dal secondo piano del museo Correr di Venezia, bastano poche parole del sindaco Venturini per arrivare a toccare il cuore di una questione che da settimane anima la comunità musulmana della città. Uno dei nervi scoperti con i quali amministrazione e società sono ormai chiamate a fare i conti da mesi. E con il quale dovranno continuare a farli in futuro: a Venezia la comunità musulmana continua a crescere. Con stime che contano oggi circa 40 mila musulmani che quotidianamente abitano la città. Ma che oggi non dispone di luoghi di culto ufficiali.
Una questione delicata, questa - già terreno di scontro durante i mesi della campagna elettorale e tornata alla ribalta dopo le chiusure dei tre luoghi di culto abusivi ordinate negli ultimi giorni - che aveva però visto la comunità bengalese rimboccarsi le maniche, e trovare una soluzione per uscire dall’impasse dei luoghi di culto abusivi, che legava loro le mani. Nel piano, la realizzazione di un nuovo centro di preghiera al posto dell’ex falegnameria Rosso di via Giustizia. Ma che attendeva l’approvazione del sindaco Venturini, mai arrivata.













