di
Virginia Piccolillo
Parla Giulia, oggi adolescente: in quei momenti sognavo
«Amo quella terra e la odio. Perché io insieme a lei sono morta. Ma, a differenza sua, io sono anche rinata». Le piace scrivere poesie, ma ciò che Giulia Baccari racconta in versi è accaduto davvero. È lei la bimba col pigiamino grigio che mentre tutto intorno era caos, ruspe, grida di aiuto, dal buio delle macerie riuscì a far sentire la sua «voce flebile», ricordata ieri dal cardinal Zuppi. E tra gli applausi, commossi, dei soccorritori riemerse, solo impolverata, da sotto la sua casa crollata, dove nel sonno erano appena volati via la mamma Emanuela e Pietro, il fratellino di 6 anni.Ha ancora ben vivo il ricordo di quelle lunghissime ore sotto le macerie, che, da bimba di sette anni, trasformò in un sogno: «Io ero cosciente, ma dormivo. Ero sveglia, ma sognavo di essere intrappolata in un cubo di ghiaccio. Perché evidentemente i sassi mi impedivano di muovermi. Poi, con il piede, ho sentito la gamba del letto: finendoci sotto mi sono salvata. Mi sono riaddormentata finché non ho sentito abbaiare il cane della polizia e tante voci che chiamavano me e mio fratello, che dormiva con me nel lettone. Ho risposto nel sogno e mi hanno tirato fuori. Vedevo le case crollate, la polvere e ricordo di aver pensato: “Sembra una guerra”. Ma non ero cosciente. Non volevo capire». Poi è arrivato il papà. L’ultimo sguardo che Luca Baccari aveva posato sulla moglie amatissima e sui suoi due bambini era stato intorno alle 3.30, quando era tornato a casa per posare l’incasso del bar sotto il Municipio: punto di riferimento per Amatrice fino a notte tarda. Il tempo di girare l’angolo e ritornare al bancone, e aveva sentito il boato. Uno sguardo e la sua casa non c’era più. Aveva scavato con le mani, urlando i loro nomi, fino a pensare che il suo mondo fosse finito. Ma Giulia no. Era tornata. E Luca portandola per mano sui sassi, con i suoi calzini grigi, aveva preso una decisione. Doveva portarla via da quel cumulo di ricordi e dolore. Anche a costo di perdere tutto. Così è stato.








