ROVERETO. Un impianto fotovoltaico “importante” che di fatto occupava tutta la parte utile del tetto della palazzina è stato al centro di una controversia condominiale che è finita in tribunale dove si è disquisito di millesimi e di beni collettivi. Con i secondi che hanno avuto la meglio sui primi e una sentenza che ha portato ad una sensibile riduzione del numero di pannelli. Un atto ingiusto per chi lo ha subito e che quindi ha chiesto l’intervento di un giudice per dirimere la questione. Che non è così rara. Al centro della vicenda c’è una palazzina con più appartamenti. Quindi più proprietari. Uno di questi - quello che ha la casa più grande e quindi un numero maggiore di millesimi - decide di installare sul tetto (che è di proprietà di tutti, proprietà indivisa) alcuni blocchi di pannelli fotovoltaici per produrre autonomamente energia utilizzando il sole.

Tutto bene? No perché gli altri comproprietari dell’edificio hanno qualcosa da dire in merito e lo dicono al giudice. In tribunale spiegano che il primo inquilino ha installato un impianto fotovoltaico sul tetto comune occupando quasi interamente la superficie utile (13 moduli su 3 falde, lasciando spazio solo per 2 moduli aggiuntivi insufficienti per un impianto domestico), impedendo di fatto agli altri condomini di installare analoghi impianti. Insomma il primo a fare l’impianto aveva occupato quasi tutta la superficie potenzialmente utile. Cosa chiedono al tribunale gli altri inquilini (non la totalità dei proprietari)? Chiedono la riduzione dell'impianto e il ripristino della possibilità di uso comune.