Fotovoltaico galleggiante? Altrove la questione è già finita in tribunale. Se al Trasimeno il dibattito sui pannelli solari flottanti si muove tra polemiche politiche e pareri possibilisti o, al contrario, categoricamente contrari, l’ipotesi si è già scontrata con la realtà dei ricorsi e delle vie legali.

In Piemonte, la proposta di installare impianti fotovoltaici sui bacini delle dighe biellesi dell’Ingagna, dell’Ostola e del Ravasanella è finita - la scorsa settimana - sul tavolo del Tribunale delle Acque, dopo che il Tar ha declinato la propria competenza. Il Consorzio di bonifica della Baraggia ha infatti impugnato la concessione trentennale richiesta dall’azienda specializzata Infralab, contestando la forte genericità del progetto e la carenza di studi sulla compatibilità ambientale.

Secondo i ricorrenti, l’installazione dei moduli galleggianti, pur limitando l’evaporazione, rischia di alterare l’ossigenazione e la temperatura dell’acqua, compromettendo sia gli ecosistemi acquatici sia l’uso irriguo e idropotabile degli invasi. Rispetto agli invasi artificiali piemontesi il bacino umbro sconta un’ulteriore e decisiva criticità legata alla sua natura laminare. Inoltre la realizzazione di queste opere è spesso in mano ai privati che - come previsto dalla legge - possono presentare richiesta del suolo (acque in questo caso) pubblico, obbligando poi la Regione a valutarlo.