A quasi un mese dalla notte del grande esodo migratorio, il più grande attraversamento illegale simultaneo nella storia dell’Unione europea, la crisi di Ceuta è sparita dai principali quotidiani ma non dalla realtà dell’exclave spagnola. Un nuovo fronte di scontro si è aperto proprio tra i due Paesi protagonisti della vicenda e si basa, di fatto, su un ricatto. Rabat ha chiesto il rimpatrio immediato dei 2.500 minori e ha posto una condizione irrinunciabile: accoglierà le salme dei connazionali – attualmente 141, secondo le stime delle Ong – non appena saranno rientrati «tutti» i minori. È il ministro della Giustizia marocchino Abdellatif Ouahbi ad avanzare la richiesta, e si è anche detto disponibile a inviare gli autobus alla frontiera per riportarli a casa; ha poi aggiunto che non sarà in grado di prevenire in modo efficace l’immigrazione clandestina verso la Spagna finché Madrid continuerà ad accogliere migranti attraverso campagne che incoraggiano i giovani a tentare il viaggio.Ci sono però dei grossi limiti al rimpatrio. Il punto è prettamente normativo: il rientro è espressamente vietato dalle leggi spagnole ed europee che impongono di gestire i casi dei minorenni singolarmente e non in massa.A ribadire questo principio è anche un precedente giurisprudenziale: il riferimento è alla sentenza del Tribunal Supremo (la Cassazione spagnola) che nel 2024 ha dichiarato illegale il rimpatrio in blocco di 55 minori da Ceuta nel 2021, dopo una precedente crisi migratoria. In quella occasione, la Corte aveva spiegato che l’azione del governo spagnolo era illegale per la “totale inosservanza” delle prescrizioni della legge sull’Immigrazione (Ley de Extranjería de España), della Convenzione europea sui diritti dell’uomo (Cedu) e delle leggi UE. Secondo i giudici, la procedura aveva esposto i giovani a un serio rischio di sofferenza fisica e psicologica; inoltre, non era stato posto in essere un procedimento amministrativo individuale, né un’audizione assistita, né tantomeno una valutazione del “superiore interesse” del minore, come prescritto dalla Convenzione di New York.«Il Marocco non permetterà l’ingresso delle salme senza che venga trovata una soluzione complessiva attraverso un accordo», ha affermato Abdellatif Ouahbi, dirigente del Partito dell’Autenticità e della Modernità (Pam), una delle forze più votate alle elezioni.E la comunità di Ceuta ha cominciato a seppellire le vittime: diciotto migranti sono stati tumulati nel cimitero musulmano dell’exclave spagnola mentre prosegue il lavoro per identificare i corpi recuperati. Anche la questione dei dispersi è stata motivo di scontro: la Spagna ha infatti chiesto al ministro della Giustizia marocchino perché non abbia raccolto il Dna degli scomparsi per confrontarlo con quello dei cadaveri recuperati. Ouahbi ha risposto che spetta agli spagnoli effettuare le verifiche.Le famiglie continuano a presentarsi alla frontiera in cerca dei loro figli: padri, madri e fratelli si recano negli ospedali e nelle stazioni di polizia per ottenere di informazioni, mentre molti corpi vengono seppelliti senza che sia stato possibile attribuire loro un nome. Ceuta è un dramma ancora in corso.