di
Paolo Tomaselli
Le sedute per la gestione dell’emotività, il lavoro fisico e tecnico per essere più rapido nel primo controllo e le lezioni di inglese
Nei primi mesi della sua carriera in serie A Pio Esposito si divertiva a leggere i commenti esagerati sul suo conto, sia in positivo che in negativo, inceneriti dalla sua frase al Corriere ad aprile: «Io non ho colpe, non ho mai detto di essere un campione, un fenomeno o di valere 100 milioni. Sono solo uno che dà il massimo tutti i giorni». E non è poco, perché poi sono arrivati i 10 gol stagionali, lo scudetto e la Coppa Italia, ma anche la notte nera di Zenica, il primo rigore sbagliato della serie contro la Bosnia, il Mondiale americano saltato.
Il centravanti dell’Inter non ha mai perso l’equilibrio dopo dodici mesi a tutta velocità, appena salito dalla B con lo Spezia: figurarsi se può farlo dopo un gol di tacco alla prima giornata della nuova stagione, una pennellata d’autore per i suoi agiografi, una botta di fortuna per i suoi detrattori. Era così anche prima dei social, anche se oggi i calciatori sono molto attenti ai commenti che li riguardano. Ma Pio ha la mentalità e le doti, tecniche e atletiche (basta vedere come ha protetto il pallone in altri 2 gol dell’Inter contro il Monza) per continuare a crescere e fare il salto di qualità che gli può permettere non tanto di insidiare Thuram come titolare nelle notti più importanti, ma soprattutto di non abbassare mai lo standard di cui parla con insistenza Chivu.













