Pubblicato il: 24/08/2026 – 7:00

di Marco Russo

TORINO Una ‘ndrina autonoma con legami in Calabria e interessi nelle grandi infrastrutture del Nord. Il modus operandi è quello classico che ha fatto la fortuna della criminalità organizzata: stabilirsi in una delle regioni settentrionali, senza mai recidere il rapporto con la terra natìa simbolo e fulcro del potere criminale, per poi infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico, approfittando di chi ancora oggi sottovaluta l’estensione della ‘ndrangheta. Uno schema ben noto tra gli investigatori e riemerso anche nell’ambito processo Echidna, scaturito dall’operazione che il 4 aprile 2024 portò all’arresto di 9 persone in Piemonte. Esattamente a Brandizzo, nel Torinese, dove, secondo l’accusa, sarebbe sorta una ‘ndrina autonoma legata ai Pelle di San Luca, con contatti “ramificati” in tutto il territorio piemontese e le mire sui grandi lavori in itinere. Su tutti, quelli per l’autostrada A32, la strada che collega il capoluogo piemontese con Bardonecchia.

Il profilo di Giuseppe Pasqua, condannato a 15 anni di carcere

Pochi giorni fa il tribunale di Ivrea ha pronunciato una sentenza importante: oltre mezzo secolo di carcere per sette imputati, tutti condannati, e l’assoluzione per non aver commesso il fatto di Roberto Fantini, l’ex ad di Sitalfa accusato di concorso esterno e di aver favorito le cosche durante i lavori all’A32. A ricevere la pena più pesante è stato invece Giuseppe Pasqua (15 anni e 10 mesi), classe 1943 e nato a Mammola. Pasqua viene ritenuto dagli inquirenti a capo della ‘ndrina di Brandizzo e «un membro di vertice della ‘ndrangheta dislocata in Piemonte», come hanno riferito i collaboratori di giustizia Rocco Varacalli e Domenico Agresta (cl.88). Gli stessi lo collocavano, però, all’interno dell’articolazione di Volpiano, mentre per gli inquirenti Pasqua, insieme al figlio Domenico Claudio (condannato a 14 anni), sarebbero riusciti a formare «una autonoma struttura di ‘ndrangheta, stabilmente collegata ai limitrofi locali di Volpiano e Chivasso». L’ipotesi avanzata dai magistrati è che pur appartenente alla prima, Pasqua sarebbe riuscito grazie ai suoi rapporti con i Nirta e con i Pelle di San Luca ad ottenere più autonomia a Brandizzo. Da qui i Pasqua avrebbero iniziato a imporre il proprio potere criminale: secondo gli inquirenti, fornendo innanzitutto protezione a imprenditori vittime di richieste estorsive da parte di altri gruppi criminali, ottenendo in cambio vantaggi e commesse. Le mire della ‘ndrina di Brandizzo si sarebbero poi spostate sulle infrastrutture e, in particolare, sui lavori all’A32 tra Torino e Bardonecchia, come accertato per ora dalla sentenza di primo grado del Tribunale di Ivrea.