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In Piemonte, ad Ivrea, si è concluso, dopo diverse udienze, con ben 7 condanne e appena 2 assoluzioni il processo di primo grado scaturito dall’operazione “Echidna”, che avrebbe alzato il sipario su una presunta organizzazione territoriale della ’ndrangheta attiva soprattutto a Brandizzo, comune della città metropolitana di Torino, tra il 2014 e il 2021 e con alla guida, secondo investigatori i magistrati antimafia piemontesi, alcuni componenti di “famiglie” calabresi trapiantate ormai da tempo al Nord.

La pena più alta è stata inflitta a Giuseppe Pasqua, 82 anni, originario di Mammola, cittadina collinare della Locride: 15 anni e 10 mesi di reclusione. Con lui, sono stati condannati il figlio Domenico Claudio (14 anni e 6 mesi), il nipote Michael (6 anni e 8 mesi), Filippo Rotolo (4 anni, 5 mesi e 10 giorni), Gian Carlo Bellavia (6 anni e 8 mesi), Danilo Scardina (2 anni e 2 mesi) e Antonio Mascolo (2 anni e un mese).

Oltre a Leonardo Caligiuri, è stato assolto Roberto Fantini, uno degli imputati più illustri, perché “non ha commesso i fatti” e, in un’altra circostanza, perché “il fatto non sussiste”.

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