La scenografia dell’inchiesta l’inchiesta della Dda e del Gico della guardia di finanza — arrivata ora a processo, con rito abbreviato — è fatta dalle infiltrazioni della ‘ndrangheta tra Moncalieri e Carmagnola, dai «disarmanti e allucinanti» intrecci tra crimine organizzato, ambienti sindacali e settori economici e da una serie di ipotesi di reato da far drizzare i capelli che vanno — a vario titolo — dall’associazione mafiosa aggravata dall’essere armata alle estorsioni, tentate e consumate, fino alla ricettazione. Eppure, qua e là, nelle sei ore di requisitoria dei pubblici ministeri Mario Bendoni, Marco Sanini e Paolo Toso emerge l’omicidio di Bruno Caccia, del giugno 1983, e quella pistola, delle due ritrovate nella disponibilità di Francesco D’Onofrio, che a una prima consulenza era stata giudicata compatibile, per modello e anno di vendita, con una di quelle utilizzare nell’agguato al Procuratore di Torino.