L’ombra lunga della ‘ndrangheta non si limita a bussare alla porta delle imprese del Nord: le compra, le soffoca e, quando serve, ne sotterra letteralmente i veleni sotto i cantieri di provincia. L’ennesima conferma arriva dal Piemonte con l’operazione “Terre Pulite”, un’inchiesta coordinata dalla Procura di Torino che ha svelato come i metodi d’intimidazione calabresi abbiano trovato terreno fertile tra le colline del Lago Maggiore e della Bassa Novarese.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, firmata dal Gip del capoluogo piemontese, colpisce otto persone (di cui una già detenuta) attive tra le province di Novara e del Verbania-Cusio-Ossola. I reati contestati tratteggiano il perfetto manuale della penetrazione mafiosa nell’economia legale: estorsione aggravata dal metodo mafioso, traffico illecito di rifiuti, intestazione fittizia di quote societarie, trasferimento fraudolento di valori, usura aggravata e persino detenzione e porto illegale di armi da fuoco.
Dal cantiere di Verbania ai vertici della cosca
L’indagine, che abbraccia un periodo compreso tra gennaio 2023 e febbraio 2025, è partita da un controllo all’apparenza di routine sulla gestione delle terre e rocce di scavo in un cantiere di Verbania. Tirando quel filo, gli inquirenti hanno ricostruito una fitta rete criminale avvalendosi di intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi dei tabulati e lunghi servizi di pedinamento.









