Le montagne fanno sempre parlare di sé, e siccome lingua e dita da batter sulle tastiere tendenzialmente le han chiunque, ahimè si causano parecchi danni. Qualche giorno l’algoritmo o chi per lui, ha iniziato a bombardarmi di video e recensioni sui krapfen del rifugio Friedrich August, a 2300 metri, tra il Passo Sella e il Col Rodella in Val Gardena. Una struttura raggiungibile in funivia o a piedi, con un dislivello minimo da percorrere e che, dalle fotografie pubblicate sulla pagina Instagram, pare ben attrezzato a soddisfare le richieste di turisti e turiste. Sedie a sdraio e tavolini panoramici, pietanze impiattate con eleganza, yak e vacche Highlander che pascolano nei dintorni – specie non propriamente autoctone - vista mozzafiato. E poi lo scenico bancone di krapfen gonfi di crema e spolverati di zucchero a velo, che ogni giorno invogliano decine di persone a mettersi in coda per assaggiarli e raccontare le proprie impressioni, addendum al flow e alla viralità, esperienza percepita come collettiva. Ho sempre opinioni tranchant, ma in questo caso non comprendo l’indignazione. Ultimamente i trend online di pasticceria ruotano attorno alla “frutta realistica” e, rimanendo in casa, sono diventati popolari anche gli “sfogliati realistici” di una panetteria torinese. Ma eventuali code incrementate dai contenuti social, oramai nuova declinazione del “passaparola”, se in pianura non causano altrettanto scalpore. Dobbiamo rassegnarci. Le montagne e in particolare alcune località, vette e sentieri in particolare, non sono più luoghi incontaminati, e potranno tornare tali una volta che ci saremo estinti. Il lago di Braies è un esempio lampante: le inquadrature e le cromie postate dai e dalle utenti sono le medesime, in molti e molte hanno deciso di visitarlo grazie a un reel o una stories, una catena senza fine. Gli e le influencer confrontano realtà e aspettative, elargiscono consigli su come godersi la visita evitando la calca, suggeriscono nuove destinazioni altrettanto suggestive e meno frequentate. Sull’altra sponda, puristi e puriste lamentano l’invasione, rimembrano “la bellezza dei tempi andati”, virano su altre mete meno battute. Accanirsi contro le folle che assaltano le località montane o qualsiasi altra destinazione è l’equivalente di combattere i mulini a vento, l’ho fatto in passato e talvolta il nervo mi pulsa ancora, chiunque è libero o libera di fare e andare ciò che vuole. È sensato giudicare la calca per la mancanza di educazione nell’andare in montagna, per i comportamenti irrispettosi e irresponsabili, aspetto in cui, ahimè, siamo troppo spesso manchevoli a prescindere dall’altitudine. Un efficace lezione l’ha impartita il sindaco di Saint-Gervais a 32 alpinisti e alpiniste che, nonostante un’ordinanza, avevano deciso comunque di salire sulla via normale francese del Monte Bianco passando quindi dal Couloir du Goûter, un canalone in cui le scariche di detriti sono frequenti e motivo del divieto di ascensione. Dopo aver trascorso la notte a 3825 m al rifugio Goûter – chiuso al pubblico a causa dei pericoli ma presidiato - al mattino hanno chiesto di essere riportati a valle gratuitamente dagli elicotteri della Protezione Civile o della Gendarmerie, e il sindaco si è rifiutato. Se volevano scendere in elicottero lo avrebbero pagato di tasca propria, non c’era alcuna situazione di emergenza ed erano consapevoli delle condizioni della via ma hanno ignorato il divieto. Io concordo con la sua decisione. Questo episodio sottolinea non solo quanto venga sottovalutato il rischio in montagna ma quanto siamo diseducati e diseducate al frequentare le alte quote, la nostra incoscienza e inconsapevolezza, il rispetto nullo nei confronti di soccorritori e soccorritrici. Nel caso del rifugio Friedrich August ci troviamo molto più in basso, in circostanze di antropizzazione estrema, e non mi risulta – ma potrei sbagliarmi – che dalla gestione siano state espresse lamentele. Spesso dimentichiamo che anche nelle terre alte esistono imprenditori e imprenditrici, e quella tipologia di struttura rispecchia la tipologia di clienti che accoglie. Che non sia la montagna che in molti e in molte cercano, me compresa, è fuor di dubbio. Basta frequentarne un’altra. Forse è addirittura meglio così, che le folle si ammassino in un luogo soltanto e le altre valli restino quiete. Di per sé la roccia screma, e non tutti e tutte sono in grado di andare ovunque.