No, la scomparsa delle api non provocherebbe l’estinzione della specie umana nel giro di pochi anni. Continueremmo a coltivare cereali come grano, riso e mais, che dipendono principalmente dal vento per l’impollinazione e i supermercati continuerebbero a riempirsi e il pane non sparirebbe dalle nostre tavole.
Le api e gli altri impollinatori contribuiscono a circa il 35 per cento della produzione agricola mondiale e rendono possibile la coltivazione della maggior parte delle specie vegetali che portano varietà, qualità nutrizionale e complessità nella nostra alimentazione. Circa tre quarti delle principali colture alimentari del pianeta beneficiano, in misura diversa, dell’impollinazione animale. Questo significa che il problema non sarebbe riempire lo stomaco ma il piatto.
Per anni abbiamo associato la biodiversità a un valore ambientale, qualcosa che riguarda i boschi, le riserve naturali o gli equilibri degli ecosistemi. La biodiversità è anche un ingrediente, è quella che determina il colore di un banco del mercato, la stagionalità di una cucina, la ricchezza aromatica di un dessert, la varietà di un menu. È ciò che permette a un cuoco di scegliere tra decine di frutti, ortaggi, erbe aromatiche, semi e spezie, invece di lavorare sempre sugli stessi prodotti.









