Il Financial Times ha deciso di affrontare una delle questioni più complesse dell’agricoltura mediterranea con un titolo perfetto per scatenare una rissa: «Sorry, but Spanish olive oil is far superior to Italian». Spiacenti, ma l’olio spagnolo è di gran lunga superiore a quello italiano.

La prima domanda è perché con l’olio sentiamo continuamente il bisogno di stabilire un vincitore: «In nessun altro settore si gioca a questa sfida quanto nel mondo dell’olio. Spagna e Italia hanno – ad esempio – entrambe grandi tradizioni nel design e nell’arredo, eppure nessuno farebbe mai una classifica su quali sedie siano migliori, se le italiane o le spagnole, o se siano più bravi a fare lampade quelli di Flos o di Marset», osserva Pasquale Bonsignore, designer e fondatore del progetto olivicolo INCUSO, che già nel 2016 su Olio Officina aveva sottolineato l’inutilità di una classifica in tal senso: «Ogni olio ha caratteristiche peculiari che lo rendono adatto a una preparazione piuttosto che ad un’altra».

E oggi aggiunge un paragone ancora più vicino al cibo: «Così come nessuno si sognerebbe mai di dire che il prosciutto spagnolo sia migliore di quello italiano, o viceversa, per quanto loro – in questo specifico settore – siano incredibilmente più bravi di noi nel marketing e nello storytelling, e riescano a vendere il loro prodotto a valori per noi inimmaginabili. Semplicemente, così come per piatti diversi usiamo oli diversi, allo stesso modo a volte cerchiamo la carezza dolce di un San Daniele, altre la sferzata intensa di un Pata Negra».